Sushettibile

E’ opinione comune che gli chef siano tutti primedonne (indipendentemente dal sesso) e in generale poco propensi a collaborare tra loro.

Chi ha una minima conoscenza dell’argomento sa che in quella categoria come in tutte le altre si trovano primedonne, stronzi assoluti, persone gradevoli, uomini soli al comando, uomini e donne che sanno lavorare in squadra, personaggi intelligenti e preparati e incompetenti scandalosi.

La moda degli ultimi anni ha moltiplicato le imprese che si occupano di ristorazione, e in mezzo a tanti sono emersi dei talenti incredibili, spesso affiancati, supportati e a volte formati dai grandi nomi della cucina. A Cagliari e più in generale in Sardegna c’è un bel movimento che ha visto collaborare i grandi nomi con i talenti emergenti, in contesti sempre piacevoli e stimolanti e con il risultato di formare una clientela consapevole e giustamente esigente.

Non mancano le voci fuori dal coro, gli outsider, quelli che bollano come circo le iniziative altrui e non lesinano critiche, anche pesanti e sopra le righe, ai propri colleghi.

Durante l’ultima primavera c’è stata una grande iniziativa che ha visti coinvolti tanti nomi eccellenti delle cucine sarde, organizzata da un appassionato che è anche un animatore di iniziative a tema per avvicinare la gente comune alla cucina professionale, nonché un abile divulgatore.

La voce critica si è levata, a più riprese, da un sedicente sushiman formatosi nelle migliori cucine del globo, operante in un ristorante dell’hinterland affacciato sul mare in un contesto purtroppo caratterizzato da una forte antropizzazione industriale. Il nostro si autoproclama il migliore e guarda sdegnato le iniziative altrui, bollando con epiteti pittoreschi i suoi colleghi coinvolti e gli organizzatori. Mi sono detto: “forte! O è un genio assoluto o è un pazzo scriteriato” e nel dubbio mi sono ripromesso di andare a collaudare le sue tanto sbandierate capacità. Se hai l’ardire di levare la voce contro i tuoi colleghi, poi i tuoi argomenti devono essere molto più che convincenti.

L’occasione è arrivata nei giorni scorsi, a cena, di domenica sera. Poca gente, locale molto bello, posizione invidiabile, qualche zaffata di industria ma il mare a due passi ti fa soprassedere. Noto subito le bottiglie esposte e mi compiaccio, la scelta è da intenditori. L’ordinazione viene presa in tempi rapidi, con sistema computerizzato, e il menù è invitante. 40 pezzi in due, tra sushi e sashimi, una birra artigianale in bottiglia e una pinta alla spina. Le bevande arrivano subito. Poi, il vuoto.

Il locale si anima, attorno a noi i tavoli si riempiono man mano. La confidenza tra il personale e gli avventori suggerisce familiarità, e mentre noi sorseggiamo la birra gli altri, arrivati dopo, iniziano a mangiare.

Dopo un’ora il personale si ricorda di noi, a birra finita. Per scusarsi porta dalla cucina un po’ di patate fritte, e chiede se vogliamo bere qualcos’altro. A quanto pare il sistema ha spinto la nostra comanda in fondo. A questo punto, anche davanti alle giuste rimostranze della mia commensale, mi auguro che il sushiman sia davvero un fuoriclasse come dice di essere.

Le proposte sono estrose: pesce crudo affiancato a gusti forti come il gorgonzola e il burro d’arachidi, per esempio. A quel punto sto sperando che sia tutto fuori dal comune, per salvare il salvabile di una serata che aveva preso un piega antipatica. Arriva il cibo: il riso è filologicamente corretto, con una quantità di aceto superiore a quella media dei ristoranti di sushi europei, e l’abbinamento con gusti forti tende ad oscurare il sapore del pesce. La salsa di soia aggiunge una eccessiva sapidità ad un insieme già di per sé molto salato. Il risultato è molto al di sotto delle aspettative. Come quando il grande giocatore esperto di calci di punizione invece di infilare il pallone all’incrocio dei pali tira una bordata in tribuna, per capirci.

Nel conto le voci ci sono tutte, tranne le patate fritte, compreso un 10% di servizio, e con uno sconto finale di circa il 5% sul totale, tanto per salvare la faccia. Insomma, salato fino alla fine.

Mio caro solista fuori dal coro, ogni volta che sono stato da quelli che tu hai criticato senza pietà ho avuto esperienze fuori dal comune, in termini di accoglienza, servizio e assoluta qualità della proposta gastronomica. Forse ti gioverebbe un bel bagno di umiltà, ma di quelli alla Enzo Maiorca, come minimo.

 

 

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Informazioni su Valerio Caddeu

Edonista, critico, fotografo dilettante, viaggiatore, artista fallito, sportivo incostante, cittadino del mondo con la Sardegna nel cuore.
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