All You Should Eat

Se abiti in una città, sono sicuro che nel raggio di poche centinaia di metri da casa tua hanno aperto un ristorante con la formula All You Can Eat. Per chi non lo sapesse spiego brevemente di cosa si tratta: è un genere di ristorante nel quale si paga una quota fissa a prescindere dalla quantità e varietà di ciò che si mangia, dolci e bevande esclusi. Praticamente si spendono cifre di solito basse e ci si può abbuffare liberamente, a patto di non lasciare avanzi sui piatti, per non incorrere in voci aggiuntive sul conto.

Qui a Cagliari sono arrivati più tardi che nel resto della Sardegna, ma in effetti da queste parti non ha mai preso piede nemmeno la pratica del giropizza (nelle serate più fiacche, di solito infrasettimanali, si paga una quota fissa e si mangia tutta la pizza che si riesce). Quando però qualche anno fa i cinesi hanno ripetuto la formula sperimentata con Sakura a Sassari (ne scrissi qui), sono spuntati come funghi, e hanno coinvolto anche realtà già presenti.

La moda del sushi poi ha fatto il resto, creando una richiesta tale da far moltiplicare i locali con questo tipo di proposta. Come detto, sono egemoni gli orientali, spesso con servizio al tavolo, a volte con le vivandiere al centro della sala, alle quali approvvigionarsi in autonomia. Non mancano altri generi, come il brasiliano, ma la sostanza non cambia.

Se sei di appetito gagliardo e non vai tanto per il sottile in fatto di gusto e scelta delle materie prime, questo è il posto giusto per te: troverai varie cose da mangiare, spesso di quelle che a casa non mangerai mai, potrai mangiare fino a scoppiare, e se eviti bevande dispendiose spenderai cifre irrisorie. Sushi, ma anche wok e tepanyaki, vari piatti orientali, churrasco brasiliano, pietanze da tavola calda, antipasti all’italiana. Basta scegliere il posto che propone quello che più risponde al tuo gusto.

Chiaramente le lacune in fatto di qualità sono più o meno evidenti: da frequentatore ti dico che alcuni sono drammaticamente scarsi, ma del resto aspettarsi di mangiare sushi di buon livello a meno di 20 euro rimane una chimera. Più realisticamente si mangia abbastanza bene se ci si butta sul genere orientale, o sul brasiliano: materie prime meno costose, abuso di frittura, condimenti a volontà.

La mia visione personale è quella di indulgere saltuariamente in questo tipo di abbuffate, specie se in compagnia di amici, ma limitarne la frequenza, o quantomeno selezionare un po’ le pietanze, perché la varietà e l’abbondanza spingono verso la classica mangiata pantagruelica, e nel mio caso verso digestioni lunghe e laboriose e senso di pesantezza difficile da dissipare.

Di sicuro ho un conto aperto con I Porchettoni a San Lorenzo, a Roma, perché propongono un all you can eat di pasta: dal lunedì al giovedì sera ti siedi in sala, e dalla cucina fluisce una sequela di bucatini all’amatriciana, pasta e fagioli, gricia, carbonara, pennette all’arrabbiata e altri primi fino a quando resisti, a 10 euro a persona. Il trionfo del carboidrato, la nemesi di qualsiasi dietologo, il paradiso in terra del mangione. Ci si va per l’ottima cucina laziale, e per la porchetta, visto che i gestori provengono da Ariccia, ma una volta nella vita mi dovrò scontrare con il loro all you can eat.

Intanto mi alleno!

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Informazioni su Valerio Caddeu

Edonista, critico, fotografo dilettante, viaggiatore, artista fallito, sportivo incostante, cittadino del mondo con la Sardegna nel cuore.
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