Chef in TV e voglia di mangiar bene

Accendi la televisione e c’è un sacco di gente che cucina. Prima erano confinati nei canali satellitari di nicchia, poi la TV generalista li ha sdoganati, scoprendo in loro in alcuni casi dei grandi intrattenitori e divulgatori. Non mi riferisco solo a fenomeni globali come Gordon Ramsay, ma anche agli esempi nostrani, i quali mi suscitano sentimenti disparati.

Generalmente li divido in due grandi categorie: i professionisti dei fornelli (quelli che si sono fatti un nome alla guida di ristoranti importanti o che hanno riconoscimenti per la propria professione) e gli improvvisati (personaggi televisivi che cucinano davanti alle telecamere). I format di successo in questo ambito prevedono che si vada in onda preferibilmente all’ora di pranzo e spesso con sfide a colpi di bravura e fantasia tra gli appartenenti alle due categorie. Altrimenti sono reality show culinari, rubriche in fondo ai telegiornali o veri e propri spettacoli, basati su ricette e consigli.

A volte seguirli può essere utile e istruttivo, e si possono imparare alcuni trucchi, scoprire sapori nuovi, ma non sempre condivido quello che viene proposto. Già qualche tempo fa ho criticato i gusti di Benedetta Parodi in quanto a scelta delle materie prime, perché aveva un debole per i surgelati e altre piccole cose; allo stesso modo mi sta antipatico Alessandro Borghese, sia per i suoi modi, sia perché è stato testimonial di una nota marca di cibi precotti e surgelati: nel mio mondo se sei uno chef  o vuoi occuparti di cucina, devi divulgare l’uso dei prodotti freschi, possibilmente di stagione e locali, e comunque evitare riferimenti a prodotti industriali.

Approvo invece la famosa frase di Simone Rugiati: Se sai far bene la spesa il miglior ristorante del mondo è casa tua. Talmente condivisibile che la tatuerei in faccia ad Antonella Clerici. In questo è molto utile anche tutto quello che predica il già citato chef Ramsay in tutti i suoi programmi e anche nei libri di ricette, per quanto spesso lui si occupi di istruire in questo altri ristoratori e non solo chi cucina per sé e per la propria famiglia.

Bisogna infatti distinguere ancora: c’è una cucina di tipo casalingo, spesso tagliata apposta per utilizzare tecniche semplici e pochi utensili, e una cucina per la quale il fruitore è disposto a pagare. Nessuno di noi avrà mai in casa un abbattitore, una gelatiera, un sistema di cottura sottovuoto, e tutta quella serie di attrezzi e macchinari da ristorante, perciò replicare a casa alcuni piatti che vediamo su Masterchef e simili rimane un sogno. Spesso in TV il confine tra questi due generi è labile, e i tempi televisivi non permettono di capire la differenza.

E poi che senso avrebbe scegliere di andare a mangiare fuori se posso fare tutto a casa?

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Informazioni su Valerio Caddeu

Edonista, critico, fotografo dilettante, viaggiatore, artista fallito, sportivo incostante, cittadino del mondo con la Sardegna nel cuore.
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