Napoli mille colori

C’è una diffidenza ormai proverbiale nei confronti di Napoli e i suoi abitanti. I luoghi comuni si sprecano: i rifiuti, la camorra, Maradona… e di certo non aiutano i fatti di cronaca e gli impietosi servizi delle trasmissioni televisive.

Ho scoperto Napoli appena due anni fa, in uno dei suoi momenti peggiori: arrivai là in piena emergenza rifiuti, con cumuli lungo le strade e i compattatori scortati dalla polizia. Una città in ginocchio, che nonostante tutto cercava di mantenere la sua dignità. Devo ammettere che l’esordio è stato divertente, perché appena fuori dalla stazione Garibaldi ho incontrato tre stereotipi nel raggio di poche centinaia di metri: Il venditore di sigarette di contrabbando, il “pacchista” che cerca di rifilarti oggetti tecnologici e il classico capannello con al centro il tizio che fa il gioco delle tre carte. Viene da pensare che tutto quello che si dice su Napoli sia vero.

È un mondo parallelo, nel quale i cantanti neomelodici (quasi tutti cloni) hanno un successo da superstar e sono dei perfetti sconosciuti appena fuori il circondario, nonostante la musica in città abbia come numi tutelari Renato Carosone, Roberto Murolo, Sergio Bruni, i quali mischiando tradizione e innovazione hanno scritto e interpretato quei classici che per il mondo sono la colonna sonora dell’Italia intera. Ma non basta: sul solco del rock progressivo degli anni settanta emergono band di valore assoluto come gli Osanna, anch’essi legati alla tradizione mediterranea nonostante il genere moderno, e i Napoli Centrale del leggendario James Senese e dell’allora bassista Pino Daniele.

Un mondo parallelo nel quale si mangia la pizza più buona del mondo e alcune delle pietanze più succulente, caloriche e goderecce, il tutto a prezzi scandalosamente bassi. Posti come l’Antica Pizzeria da Michele, Sorbillo, la trattoria da Nennella sono tappe fisse per i napoletani e belle scoperte per chi viene da fuori, ma le sorprese sono ad ogni angolo: nell’angusta via Giovanni Paladino, a Spaccanapoli, c’è l’Antica Spaghetteria Francesco e Maria Sofia, dove ho mangiato i paccheri ricotta e pistacchi e me ne sono innamorato. È un posto intimo, riservato, a gestione familiare, con una cucina semplice e prezzi popolari, e una volta che ci si mangia non si vede l’ora di ripetere l’esperienza.

La pasticceria non si sottrae al paradigma: paste grandi, ridondanti, gusti forti e pieni e prezzi buoni. Quasi tutti i bar hanno i babà, e le dimensioni sono imponenti, poi si trovano le sfogliatelle (con ripieno di crema alla ricotta e cannella), cornetti di tutti i tipi, la classica pastiera e il sublime tortino ricotta e pera.

Ovunque si viene accolti con un sorriso, spesso con una battuta: nel cosiddetto bar di Maradona, quello con l’altarino dove si venera il capello riccio proveniente dalla capigliatura del Pibe de Oro, la Martulina Coraggiosa voleva pagare gli ottimi caffè che avevamo appena consumato, ma l’anziano cassiere la fermò subito, e indicando me disse: “Ma quann’ mai, signurì, deve pagare LUI!” ovvero io. Abbiamo sgranato gli occhi, e il cassiere è scoppiato a ridere per la nostra reazione.

Lo spirito della città, oltre che nella musica e nelle questioni di pancia, è stato descritto mirabilmente anche in letteratura e cinema. Un solo esempio che coinvolge entrambe le arti: Luciano De Crescenzo in Così parlò Bellavista (sia romanzo che film) diede uno spaccato reale e disincantato dell’eterno dualismo di questa città, popolata di galantuomini e di criminali, bella e accogliente quanto cattiva e spietata. “Chi lo sa come è Napoli veramente. Comunque io certe volte penso che anche se Napoli, quella che dico io, non esiste come città, esiste sicuramente come concetto, come aggettivo. E allora penso che Napoli è la città più Napoli che conosco e che dovunque sono andato nel mondo ho visto che c’era bisogno di un poco di Napoli.

Dai tempi dell’emergenza rifiuti c’è stata un’evoluzione enorme che ancora continua, con strade pulite, zone pedonalizzate, vigili urbani attenti ed efficienti… Ma soprattutto c’è un forte cambio di mentalità in atto: i napoletani sono stufi di essere identificati come indisciplinati, poco avvezzi alle regole. Lo dice chiaramente questo video di CogitoErgoSud, traendo spunto dalla napoletanità di Pulcinella.

Certo, la strada è ancora lunga, ma l’importante è averla imboccata.

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Informazioni su Valerio Caddeu

Edonista, critico, fotografo dilettante, viaggiatore, artista fallito, sportivo incostante, cittadino del mondo con la Sardegna nel cuore.
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3 risposte a Napoli mille colori

  1. Luciano Colella ha detto:

    … grazie Valerio… 🙂

  2. Danilo ha detto:

    Bravo Valerio!

  3. santelmo ha detto:

    napulè, è così prendere o lasciare!!!!!!!!!

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