La spesa al tempo della crisi

Sono tempi in cui si parla di crollo dei consumi, compresi quelli alimentari.

Non ho le competenze per spiegare le cause, mi limito a osservare gli effetti: circolano meno soldi nella maggior parte delle tasche, perciò bisogna rimodulare le spese per far quadrare il bilancio domestico. Per chi invece aveva già problemi di bilancio familiare ora è tempo di rinunce, di tagliare tutto il superfluo e non solo.

La reazione immediata è quella di dare l’assalto alle offerte delle catene di grossa distribuzione, ampiamente reclamizzate dai tre o quattro volantini che quotidianamente ci intasano le caselle di posta, oppure diventare clienti fissi dei discount, a caccia di surrogati dei prodotti che non possiamo più permetterci.

Ne vale davvero la pena?

In molti casi i prodotti del discount sono gli stessi che troviamo nella grossa distribuzione a prezzi più elevati, solo magari confezionati in modo meno sgargiante e presentati con nomi e marchi sconosciuti. È infatti normale che le industrie alimentari confezionino in maniera diversa e con marchi altrui gli stessi prodotti (e per verificarlo basta guardare le diciture “prodotto – confezionato a … nello stabilimento …” e confrontarlo coi prodotti soliti). Altre volte si trovano prodotti d’importazione, le cui lavorazioni non rispondono agli standard nostrani, e il cui prezzo basso a dispetto della distanza da cui arrivano fa sospettare che la qualità sia bassa.

Se poi parliamo di freschi, compresi carne, pesce e verdure, è davvero difficile mantenere uno standard accettabile se si hanno risorse scarse. Le soluzioni ci sono, bisogna guardarsi un po’ intorno, anche attraverso la Rete,  e applicare un po’ di quella sana arte di arrangiarsi che ci ha reso famosi nel mondo.

Ad esempio chi vive nei paesi e ha la fortuna di avere un giardino (anche un balcone abbastanza spazioso basterebbe) può cimentarsi nella coltivazione in proprio di qualche primizia: le sementi si trovano ovunque e costano pochissimo, ed è un modo per riscoprire la stagionalità dei raccolti, ora che siamo abituati a trovare di tutto durante tutto l’anno. E poi immaginate la soddisfazione nel portare a tavola qualcosa di autoprodotto! In un’ottica di decrescita virtuosa, la produzione in proprio può portare a forme di baratto anche ad ampio raggio, come ci mostra Claudia Aru nel video della bellissima Aici.

Se non si ha lo spazio o il tempo di curare un orto, poco male: si può formare un gruppo d’acquisto coi vicini di casa, i parenti, gli amici o i colleghi, e comprare in grosse quantità direttamente all’ingrosso o ai mercati generali, abbattendo un passaggio nel percorso dal produttore al consumatore. È ovvio che l’ideale sarebbe comprare dal produttore, con garanzia di qualità e magari con l’ordinazione online e con la consegna a domicilio. Troppo bello per essere vero? Non se abitate tra Villacidro, Cagliari e zone limitrofe, dove da un anno opera Il Paese del Vento di Manuela Collu, una azienda agricola 2.0 in cui l’amore e il rispetto per la terra e i suoi prodotti si mischia con la giusta visione del futuro sostenibile per la Sardegna e non solo.

Andare a fornirsi dai piccoli produttori locali per prodotti da cucina come olio, formaggio, conserve, insaccati, vino, vuol dire far percorrere pochissima strada al cibo (meno conservanti e materia prima locale) e soprattutto dare una mano importante alle piccole realtà imprenditoriali che danno lavoro e ricchezza ai territori. Guardiamoci intorno, aguzziamo l’ingegno e cerchiamo di trovare una via per uscire dalla crisi, lasciando le logiche di mercato globale che mi costringono a fare la Burrida a sa Casteddaia con l’aglio cinese.

Non ci credete? E allora andate in un qualsiasi supermercato e cercate aglio italiano: mission impossible.

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Informazioni su Valerio Caddeu

Edonista, critico, fotografo dilettante, viaggiatore, artista fallito, sportivo incostante, cittadino del mondo con la Sardegna nel cuore.
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Una risposta a La spesa al tempo della crisi

  1. Claudia Aru ha detto:

    Grazie di cuore!

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