Temo, senza paura

Immaginate una valle stretta, aperta solo verso il mare, attraversata da un fiume. Un monte con in cima un castello, proprio a ridosso della foce del fiume, e digradanti verso valle tante file di case colorate. Un ponte, maestoso, vi accoglie, ed eccovi a Bosa.

Non aspettatevi il clamore delle località balneari classiche, se non a Bosa Marina durante l’estate, oppure nei giorni del Carnevale (invernale o estivo): è un posto tranquillo, silenzioso, dove la gente si accorge subito che sei forestiero e ti guarda con un misto di curiosità e sufficienza, e ti avvisa che parcheggiare al Corso è un rischio “perché magari passa il vigile…” ma così, come a non volersi impicciare.

Emanuele mi ha messo sull’avviso: descrive i suoi concittadini come poco sorridenti con chi viene da fuori, e non ne ho fatto un dramma, perché odio la falsa cortesia. Lui è un ragazzo coraggioso, che dopo la Laurea in Economia del Turismo e una lunga esperienza sulle navi da crociera, ha deciso di mettere le sue capacità al servizio della sua comunità aprendo una agenzia viaggi, e al servizio dei turisti che visitano Bosa aprendo una guest house nello stesso caseggiato, un palazzo antico affacciato proprio sul Corso Vittorio Emanuele.

Ed è dalle bellissime stanze di Sa Balza che si può godere l’essenza di questo borgo affascinante, lambito dalle acque del Temo, l’unico fiume navigabile dell’Isola. Pur conoscendo e frequentando Bosa da anni, ho ascoltato i consigli di Emanuele su dove fare colazione, sulle spiagge da visitare, ma soprattutto su dove andare a mangiare: dopo un indimenticabile pomeriggio a Compoltitu, a sentirsi come i naufraghi di Lost per la bellezza del posto, abbiamo gustato le prelibatezze di Mangiaimbuto, una vineria che sta in una piazzetta a due passi dal Corso, e dove abbinano ottimi vini sardi a piatti reinterpretati in maniera originale. Da notare l’insalata di fregola ai frutti di mare, il risotto radicchio e lardo (leggerissimo, a dispetto degli ingredienti), il pescato locale, il pane fatto in casa, i dolci originali accompagnati dalla Malvasia, tra l’altro prodotta da Emanuele e suo fratello, profumatissima. Ci siamo alzati da tavola felici e sazi ma non appesantiti, e il conto era assolutamente ragionevole.

Quando invece ho fatto di testa mia ho preso un granchio: da anni mi ripromettevo di fare un salto a Modolo, attirato dalle guide sul mangiar bene che indicavano in Sa Cariasa un luogo per veri gourmet. Da pochissimo si sono trasferiti a Bosa, e questo mi ha facilitato nel proposito. Non so se giustificarli con il recente trasloco, ma ho trovato che per essere così spesso nominati sulle guide sono davvero approssimativi nel servizio e decisamente deludenti in cucina: a piatti ambiziosi e ben presentati non si accompagna un ritorno al palato, come se mancasse sempre qualcosa… Il conto poi non era particolarmente invitante per una eventuale prova d’appello. Peccato.

Non mi dilungo su quanto ci sia da vedere, da assaggiare e da vivere a Bosa. Mi auguro solo di avervi suscitato il desiderio di entrare in questa valle, attraversare quel ponte sul Temo, e vivere un’esperienza unica. Senza paura.

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Informazioni su Valerio Caddeu

Edonista, critico, fotografo dilettante, viaggiatore, artista fallito, sportivo incostante, cittadino del mondo con la Sardegna nel cuore.
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Una risposta a Temo, senza paura

  1. Marta ha detto:

    Bosa, je T’em!

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