In giro per luoghi comuni

La curiosità è un motore potentissimo, specie se la posta in palio è quella di sfatare un luogo comune relativo agli affari di gola. Uno dei luoghi comuni più ricorrenti è che la cucina tedesca sia pessima.

L’unico modo per farsi un’idea su come mangiano i tedeschi era andare a stanarli in casa loro, e grazie ai collegamenti low cost il viaggio ci è costato quanto un biglietto del treno da Cagliari a Sassari, ed è durato meno!

I vostri affezionati (chi vi scrive e la M.C.), all’inizio della primavera, hanno trascorso poco meno di una settimana nella regione dell’Assia, lungo il corso del Reno, dalle parti di Francoforte, con base nella località turistica Wiesbaden. E’ una zona a vocazione viticola, con regolari paesaggi di colline alberate o coltivate a vite “a pergola”, e borghi caratterizzati da tetti in ardesia molto spioventi e campanili affilatissimi. Wiesbaden è un posto molto raffinato, e la Kurhaus ne riflette tutto lo stile, con le sale arredate in maniera egregia, gli ambienti elegantissimi e il servizio impeccabile. Seduti ai tavolini affacciati sulla piazza, abbiamo bevuto un po’ del vino locale conversando con un Mickey Rourke sorridente e rilassato, in sintonia con lo spirito del posto. Il vino non è un granché, ma non avevamo grosse aspettative.

A Wiesbaden, ma mi si dice anche nel resto della Germania, abbondano i ristoranti etnici, specialmente orientali, e si possono fare abbuffate di sushi e simili di ottima qualità a prezzi ragionevoli. In generale mangiare fuori costa circa la metà rispetto ai ristoranti nostrani, tranne nei ristoranti con cucina tradizionale, dove con una spesa appena più alta si assaggiano i piatti locali.

Vicino all’albergo abbiamo trovato per caso il Bobbeschaenkelche, e la padrona di casa Gudrun ha provato senza successo a spiegarci i piatti (parlano solo tedesco e qualche frase di circostanza in inglese); ma noi impavidi abbiamo ordinato a scatola chiusa. Il tema dominante è quello classico nordico, a base di carne e patate, serviti con salse di erbe aromatiche e yogurt, oltre alla proverbiale birra chiara, servita in tazzoni di ceramica.

Siamo usciti sazi, soddisfatti e per nulla appesantiti, sicuri che i nomi impronunciabili delle pietanze non avremmo potuto ricordarli nemmeno se ce li avessero tatuati addosso. L’unica eccezione la Schweineschnitzel “Weiner Art”: con un nome così elegante ed evocativo ci aspettavamo chissà cosa, invece è una fettina di maiale impanata e fritta nello strutto. Buona, ma abbastanza familiare per i nostri palati.

La breve durata del soggiorno e la sua localizzazione nel sud della Germania non mi ha dato un’idea complessiva delle abitudini alimentari dei tedeschi, ma ho apprezzato il loro approccio alla tavola: spigliato, eclettico, curioso, come si conviene ad un popolo di grande cultura.

Ora bisogna visitare il nord, Berlino, e mi incuriosisce l’ex Germania Est. Così potrò smentire i luoghi comuni degli ex luoghi comunisti.

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Informazioni su Valerio Caddeu

Edonista, critico, fotografo dilettante, viaggiatore, artista fallito, sportivo incostante, cittadino del mondo con la Sardegna nel cuore.
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