EtniCagliari

Qualche tempo fa pontificavo sull’opportunità di apprezzare cucine e prodotti dei luoghi in cui ci si trova (qui). Da qualche giorno invece rifletto sull’abbondanza di luoghi in cui si può mangiare come in altre parti del mondo senza allontanarsi da casa propria.

Come è facile immaginare, non tutti questi posti propongono una cucina fedele, o quantomeno rappresentativa: basti pensare alla Cina, col suo territorio che abbraccia latitudini distanti e conta una popolazione a dodici cifre, il cui modo di mangiare è impossibile da sintetizzare nelle pagine di un menù. Lo stesso discorso vale per i cosiddetti ristoranti italiani all’estero. Ma più o meno, a queste tavole possiamo farci un’idea di come si mangia fuori dai nostri confini.

Quasi vent’anni fa una mia amica mi portò a pranzo nell’ormai scomparso ristorante cinese Pechino, in via Santa Margherita a Cagliari: mi si aprì un mondo nuovo, a me che venivo dal Campidano e raramente avevo messo piede in un ristorante, figurarsi straniero. Successivamente trascinai più volte i miei compagni di liceo in questa esperienza nei tantissimi ristoranti cinesi che punteggiavano la città.

Da allora l’offerta si è ampliata e aperta a nuovi innesti: i cinesi sono un po’ meno, e dall’estremo oriente sono arrivati anche thailandesi e giapponesi (questi ultimi tarocchi, almeno nel ristorante in fondo a via Dante; quello nuovo in via Sonnino non l’ho esplorato). Se devo andare sul sicuro punto su La Pagoda, ristorante cinese di via Cavour, dietro al Consiglio Regionale. Dal vicino oriente e dalla sponda sud del mediterraneo arrivano alcuni kebabbari, ma il capostipite rimane La Kasbah, uno dei primissimi posti in città dove si poteva mangiare il cous cous e altre specialità arabe. Se però dovessi consigliare un ristorante arabo direi Le Jasmin, a Quartu Sant’Elena, dove Rachid propone cucina del mediterraneo anche da asporto.

Proprio pochi giorni fa ho mangiato di nuovo al Bier Keller in viale Trieste: non sarà etnico in senso stretto ma a quanto pare si mangia tedesco! E via carne di maiale affumicata, wurstel, patate e crauti, accompagnati da birre davvero ottime. Ultimamente il livello della cucina non è come ai vecchi tempi, ma ci piace ancora.

Questi sono solo alcuni esempi di come a Cagliari ci si possa sedere a tavole estere, ed ho omesso i vari messicani, indiani, caraibici che operano in città, anche perché alcuni sono palesemente fasulli o poco interessanti, e altri li devo ancora visitare e “collaudare”.

Chiudo con una domanda provocatoria: i ristoranti di cucina tipica sarda sono ristoranti etnici?

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Informazioni su Valerio Caddeu

Edonista, critico, fotografo dilettante, viaggiatore, artista fallito, sportivo incostante, cittadino del mondo con la Sardegna nel cuore.
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3 risposte a EtniCagliari

  1. alecani ha detto:

    sono ristoranti erotici…

  2. Marta ha detto:

    Certo che sono etnici! Tecnicamente è etnico anche il maglione norvegese con le renne. Ma di questo passo dovremmo aprire una discussione su ciò che è effettivamente etnico e ciò che la gente percepisce come etnico.

  3. Pingback: Dioniso Pellegrino 2.0 | Dioniso Pellegrino, un blog di Valerio Caddeu

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