Pellegrinoir

Ieri sera ho visto Carlo Lucarelli dal vivo.

Era buio, pioveva. C’era freddo. http://www.comune.florinas.ss.it/opuscolo.pdf

Come potete vedere nel link qui sopra, vicino al mio piccolo plagio a Lucarelli, è nato un altro festival letterario dedicato al giallo, qui in Sardegna. A dire la verità, nelle intenzioni programmatiche del sindaco si legge che il festival nasce come punto d’incontro fra i “vari filoni del Giallo: il giallo ad enigma, il poliziesco, il noir, il thriller.” E la presenza di Lucarelli, unico evento al quale ho potuto partecipare, rientra perfettamente in quest’ottica. Il Nostro infatti ha confrontato le sue due anime di autore, quello dei romanzi e quello televisivo, e ha sottolineato le differenze di registro linguistico.

Quando parla al pubblico televisivo sa bene che rischia di avere a che fare con un uditorio potenzialmente distratto, bisognoso di continui cambi di scena, di momenti topici, e a causa di questa distrazione deve misurare ogni parola per evitare nello spettatore convincimenti errati (ha fatto un esempio calzante: se parlo del delitto della signora X, non sapendo chi l’abbia uccisa, e dico che il marito della signora X ha un’amante, lo spettatore distratto terrà presente questo particolare, anche se non dovesse avere poi nulla a che fare con il delitto stesso, e anche a distanza di tempo, trovandosi a parlare del delitto di X, citerà l’amante).  Chi legge un romanzo ha tutto il tempo di metabolizzare ogni personaggio, e l’autore si prende la libertà di svilupparli o meno a seconda della sua ispirazione.

Credo che questa distinzione sia la chiave giusta di confronto tra la stessa storia su carta e su schermo: ogni volta che vediamo un film basato su una storia che abbiamo letto in un libro, siamo quasi sempre del parere che “il libro era meglio”. Ovvio: lo sceneggiatore e il regista, sapendo che lo spettatore è potenzialmente distratto e dispone di molto meno tempo del lettore, taglia tutto il superfluo, tutto quello che al lettore aveva permesso di costruire nella propria mente il mondo narrato nella pagina scritta (questa è farina del mio sacco, benché riflessa sui ragionamenti di Lucarelli).

Due parole su Florinas e il festival: Giorgio Gosetti, ospite della serata insieme al direttore artistico Tecla Dozio, ha osservato che la partecipazione di pubblico era di tutto rilievo: nel festival che lui dirige a Courmayeur sugli stessi temi fa fatica a mettere insieme la metà del pubblico che aveva davanti, ed era in un paese dell’entroterra sardo di soli 1600 abitanti. Non mi sono stupito: poche settimane fa a Cagliari c’è stato Marina Café Noir (http://www.marinacafenoir.it/) e ho visto un afflusso imponente anche in quell’occasione. In entrambi i casi, al festival letterario sono state affiancate manifestazioni collaterali che hanno reso ancora più invitanti i programmi, e c’era sempre la parte relativa alla gastronomia. Chissà, magari coscientemente, visto che il giallo, il noir e il thriller sono generi di “pancia”, generano sensazioni viscerali…

Rimane il rimpianto di essere dovuto rientrare prima di aver assaggiato il ghisadu di maiale, una delle proposte gastronomiche negli stand del festival, in questa piovosa sera autunnale.

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Informazioni su Valerio Caddeu

Edonista, critico, fotografo dilettante, viaggiatore, artista fallito, sportivo incostante, cittadino del mondo con la Sardegna nel cuore.
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