Il pesce vacca e la burrida zoppa

Ieri Dioniso Pellegrino, nelle persone di chi vi scrive e della Martulina Coraggiosa, aveva voglia di pesce cucinato alla cagliaritana. Era da qualche giorno che se ne parlava, anche per chiudere in bellezza i pochi giorni di ferie autunnali, e volevamo andare a cena in un posto nuovo per entrambi. La scelta è ricaduta su Lo Zenit, al Villaggio Pescatori di Cagliari.

Il locale è bello e accogliente, arredato come l’interno di una nave, e c’è una grande veranda vetrata che si affaccia sulla spiaggia di Giorgino. L’accoglienza è stata informale, senza menù cartaceo, nemmeno per i vini, ma non ce n’è bisogno.

Abbiamo ordinato antipasti misti, e dopo una fugace visita al bagno per lavare le mani (bagno molto bello e ben curato, con rubinetti a fotocellula la carta per asciugarsi) li abbiamo trovati in tavola: un compendio di ben di dio di mare cucinato in modi diversi, più un assaggio di caponata di verdure. Il pezzo forte è stato una catalana (pesce condito con cipolla bianca, pomodorini, olio e succo di limone), di cui abbiamo fatto qualche supposizione per identificare la specie: era il pesce vacca, così ci hanno detto, e oggi abbiamo scoperto che si tratta di uno squalo: http://it.wikipedia.org/wiki/Hexanchus_griseus. La sua carne è bianchissima e saporita, e ha una consistenza compatta. Voglio provare a cercarla in pescheria e cucinarla. La nota dolente era la burrida, il piatto tipico della cucina povera di mare cagliaritana, fatto col gattuccio (anche lui squalo, http://it.wikipedia.org/wiki/Gattuccio), i suoi fegatini, le noci e l’aceto, ora diventato uno dei piatti principi della ristorazione in città. Questa burrida era un po’ troppo “liquida”, quasi che il cuoco abbia esagerato con l’olio, o sia stato precipitoso nel fare la salsetta, e il gattuccio sembrava avere qualche minuto di cottura in meno del dovuto. Poco male, in mezzo a una tale varietà e qualità.

Per il primo, la mia personalissima sfida: spaghetti ai ricci, un piatto di stagione. Li ho mangiati tre volte in vita mia, e nonostante tutti ne decantino la bontà io non li ho mai amati più di tanto. La sfida è stata vinta a mani basse: erano squisiti, fatti con ricci freschi e conditi con grande equilibrio. Era solo una porzione condivisa, ed è sparita a velocità atomica.

Il secondo: spigola alla vernaccia per me, onestissima, e fritto misto per la M.C., da notare perché era davvero asciutto, oltre che abbondante. Sorbetti, un caffè e due digestivi. Una bottiglia d’acqua e una di nuragus S’Elegas di Argiolas. Totale: 75 euro. Ne è valsa la pena.

Siamo andati via sazi, soddisfatti e contenti. Mi piace che la prima recensione di ristoranti di questo blog sia stata positiva, anche perché nonostante la fama di questo posto sia buona, era pur sempre una novità per entrambi. Non darò voti, non ne ho le competenze né la presunzione, ma spero di dare idee e spunti per esperienze nuove o materia di confronto per chi c’è già passato.

E comunque col pesce vacca non finisce qui!

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Informazioni su Valerio Caddeu

Edonista, critico, fotografo dilettante, viaggiatore, artista fallito, sportivo incostante, cittadino del mondo con la Sardegna nel cuore.
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